Il segreto pro age che ho scoperto intervistando un’esperta Filorga
E se, per aiutare la pelle a mantenersi compatta e tonica, il punto non fosse apportare collagene, ma capire come le cellule ricevono il segnale per produrlo?
È la domanda che mi sono fatta dopo aver intervistato a Milano Moira Bambi, Medical & Training Manager di Laboratoires Filorga Italia. Mi ha raccontato un aspetto della skincare che non conoscevo: la pelle non è una struttura immobile da “riempire”, ma un tessuto in cui le cellule comunicano continuamente tra loro.
Da questa idea nasce il complesso al cuore della nuova linea Pro-Collagen Micro-Growth Factor. Ma che cosa significa davvero? E, soprattutto, quali risultati possiamo aspettarci guardandoci allo specchio? Ho chiesto a Moira di spiegarmelo senza dare nulla per scontato.
«I fattori di crescita sono messaggeri della pelle»
Giulia: Partiamo dall’inizio. Questa linea si ispira ai fattori di crescita. Che cosa sono e perché se ne parla quando si parla di collagene?
Moira Bambi: I fattori di crescita sono proteine prodotte naturalmente dal nostro organismo. Il loro compito è trasmettere segnali alle cellule. Ne esistono di diversi tipi; quelli a cui ci ispiriamo in questo caso sono legati all’attività dei fibroblasti.
I fibroblasti sono cellule che si trovano nel derma, lo strato della pelle sotto l’epidermide. Sono responsabili della produzione di componenti come collagene, elastina e acido ialuronico. I segnali di cui parliamo contribuiscono a sollecitare la loro attività. Possono agire anche sui cheratinociti, le cellule dell’epidermide, coinvolte nel rinnovamento e nella funzione di barriera della pelle.
Giulia: Quindi il segreto è far arrivare alla pelle il messaggio giusto. Ma nella formula Filorga c’è un fattore di crescita?
Moira Bambi: No, ed è una distinzione importante. I fattori di crescita prodotti dall’organismo sono proteine di grandi dimensioni: applicarli sulla superficie della pelle presenta un problema di penetrazione. Inoltre, un fattore di crescita di origine umana non può essere inserito all’interno di formulazioni cosmetiche per una questione etica e normativa.
I laboratori Filorga hanno individuato una breve sequenza di tre aminoacidi, chiamata tripeptide, ispirata alla parte attiva del segnale. L’hanno poi riprodotta in laboratorio per inserirla nella formula. Il risultato è un ingrediente cosmetico che stimola la produzione di collagene ispirandosi ai fattori di crescita, senza essere un fattore di crescita umano.
Questa è l’idea che trovo più interessante: invece di applicare collagene sulla pelle, la formula punta a intervenire sui meccanismi di comunicazione collegati alla sua produzione naturale.
«Piccolo» significa che può arrivare più in profondità?
Giulia: Moira, nel materiale Filorga si parla di un peptide molto piccolo e di una penetrazione superiore rispetto a un fattore di crescita convenzionale. Dove arriverebbe, esattamente?
Moira Bambi: Il tripeptide ha una massa molecolare inferiore a 500 dalton. Secondo i nostri studi, può superare lo strato corneo, cioè la parte più esterna della pelle, e raggiungere la giunzione dermo-epidermica: il punto di incontro tra epidermide e derma.
Qui, secondo il meccanismo studiato da Filorga, agirebbe in due modi. Il primo riguarda direttamente i cheratinociti dell’epidermide, favorendo i processi di rinnovamento e differenziazione cellulare. Il secondo è indiretto: attraverso una comunicazione a cascata, contribuirebbe a stimolare l’attività dei fibroblasti nel derma, associata alla produzione di collagene ed elastina.
Giulia: Questo passaggio merita di essere sottolineato. Quando diciamo che il peptide comunica con le cellule della pelle, non intendiamo che una crema compia un lifting o ricostruisca da sola i tessuti. Stiamo descrivendo il meccanismo d’azione proposto per un ingrediente cosmetico. La domanda successiva, per noi che lo usiamo, è sempre: che cosa si può vedere davvero sul viso?
+101% di collagene 5 e +121% di elastina: come leggere questi dati?
Giulia: Filorga comunica un aumento del 101% del collagene 5 e del 121% dell’elastina. Sono numeri notevoli. Che cosa misurano e quali cambiamenti può aspettarsi una donna che usa il siero?
Moira Bambi: Le percentuali si riferiscono a test ex vivo ovvero test di laboratorio condotti su espianti di pelle. Sono dati che ci permettono di valutare il meccanismo d’azione del prodotto. Per valutare i risultati in vivo, invece, utilizziamo dei test clinici strumentali sotto controllo medico, in cui viene misurata l’efficacia reale del prodotto sull’utilizzatore finale.
Con il Siero Tensore Ultra-Liftante, un effetto di levigatezza può essere percepibile già dalla prima applicazione. Questo risultato immediato è legato anche alla presenza di un polimero ad effetto tensore nella formula.
L’uso regolare richiede tempi diversi. Secondo i risultati comunicati per la linea, dopo 7 giorni la pelle appare più distesa e rassodata; dopo 28 giorni appare meno rilassata.
Per la zona degli occhi serve più pazienza. Il Siero Occhi Liftante è stato studiato anche per l’applicazione sulla palpebra mobile e per intervenire sull’aspetto del cedimento. I risultati visibili su contorno occhi e piega palpebrale vengono valutati dopo un periodo più lungo, fino a 84 giorni.
A 40 o 50 anni ha senso inserirlo nella routine?
Giulia: A chi consiglieresti questa linea? E come useresti siero, crema e prodotto occhi senza complicare troppo la routine?
Moira Bambi: A partire dai 25 anni, la produzione di collagene ed elastina si riduce dell’1% ogni anno. Pro-Collagen Micro-Growth Factor è pensata per chi desidera agire sull’aspetto della compattezza, dell’elasticità e del rilassamento cutaneo, sia in ottica di trattamento sia in ottica di prevenzione. La gamma è stata testata su diversi tipi di pelle ed è indicata dal brand anche per le pelli sensibili.
La linea comprende Siero Tensore Ultra-Liftante, Siero Occhi Liftante e Crema Liftante Rassodante. Filorga ne consiglia l’utilizzo in abbinamento, mattina e sera, ma i prodotti possono anche essere inseriti in una routine già esistente in base alle proprie esigenze.
Nelle formule è presente anche il complesso NCEF, sviluppato da Filorga per lavorare su diversi parametri legati alla qualità della pelle. La linea può essere usata da chi sceglie soltanto la skincare cosmetica e può anche accompagnare una routine seguita anche da chi ricorre a trattamenti professionali.
Giulia: Se una persona si sottopone a PRP, biostimolazione o altre procedure, può iniziare subito a usare questi prodotti?
Moira Bambi: In quel caso è bene seguire le indicazioni del medico che ha eseguito il trattamento, soprattutto nei giorni immediatamente successivi alla procedura. Una routine cosmetica può accompagnare la cura della pelle, ma non sostituisce un trattamento medico e va adattata alla situazione individuale.
Che cosa mi porto a casa da questa intervista
Il “segreto” che Moira mi ha svelato è, in fondo, un cambio di prospettiva: non pensare al collagene soltanto come a qualcosa da sulla pelle, ma interessarsi anche ai segnali coinvolti nella sua produzione.
È ciò che rende interessante la ricerca sui peptidi biomimetici di Filorga. Ed è anche il motivo per cui voglio raccontarvela con precisione: il meccanismo proposto da Filorga, i dati ottenuti in laboratorio e i risultati visibili sul viso sono tre cose collegate, ma diverse.
A quasi 51 anni, ho un’idea di bellezza che si è evoluta nel tempo ed è molto legata al wellness e alla longevità. Penso che oggi non sia più corretto parlare di anti-age come se una crema fosse “giovinezza in barattolo” e potesse cancellare le rughe (anche se non l’ho mai pensato veramente) ma è intelligente parlare di pro-age, un concetto fondamentale in cui non c’è la promessa di fermare il tempo. C’è la curiosità di capire meglio come funziona il nostro organismo e in particolare la pelle e di conseguenza scegliere, con aspettative realistiche, ciò che può aiutarci a prendercene cura.
Questo articolo nasce dalla mia esperienza personale in collaborazione con Filorga.
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